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  1. Ljudturssummering
  2. Ljudturssummering

    Nella fascia che raccorda il Bastione del Soccorso con il Bastione della Diacciaia è stato messo in luce un edificio di età romana, straordinaria testimonianza dell’antica Arretium conservata a ridosso della struttura difensiva medicea.

    L’edificio sorgeva su un terrazzamento nel lato settentrionale del Colle di San Donato, in posizione di preminenza sul territorio circostante. Dei tre ambienti individuati, quello maggiormente conservato è stato completamente indagato e restaurato tra il 2013 e il 2019 e ha restituito un mosaico di fattura raffinata, decorato da un motivo “a nido d’ape” composto da esagoni delineati con tessere nere su fondo bianco. Nella sua impostazione originaria il vano aveva due aperture contrapposte, una a sud-est con la soglia riccamente decorata da motivi geometrici entro riquadri delimitati da un motivo a treccia, e una verso nord-ovest, della quale conosciamo l’esistenza solo grazie all’osservazione degli strati di intonaco che si sono succeduti durante i rifacimenti dell’ambiente. In un momento forse di poco successivo alla costruzione dell’edificio, l’apertura settentrionale fu chiusa e il vano decorato con pitture parietali di III stile pompeiano, straordinariamente conservate in questa parte di territorio. La decorazione era composta da riquadri geometrici con cornici gialle e bianche che dovevano contenere scenette figurate, come nature morte, scene di caccia o uccelli, alternate a medaglioni ottagonali con al centro testine femminili. Le caratteristiche del mosaico e degli intonaci datano l’edificio attorno al 25-50 d.C. Non sappiamo quale fosse la sua funzione in questo primo periodo; data la posizione nella zona nord della collina di San Donato, in un’area prominente e occupata in età romana da importanti edifici a carattere pubblico, nonché fortemente battuta dai venti, appare poco plausibile che si sia trattato di un’abitazione privata.


    MITREO

    Attorno alla seconda metà del II sec. d.C. il vano centrale fu oggetto di una importante ristrutturazione. Vennero costruite due banchine delimitate da strutture di terra compattata, intonacate, con nicchie simmetriche all’interno delle quali sono state rinvenute, ancora in posto, alcune piccole are per offerte e un piatto colmo di ossa animali. L’intonaco era decorato da pitture: si riconoscono, su un fondo uniforme di colore giallo chiaro, alcuni cespugli dalle foglie appuntite in verde e marrone e, a sinistra della nicchia semicircolare, un cavallo rivolto verso destra, con il muso abbassato nell’atto di abbeverarsi a un piccolo specchio d’acqua azzurro. La presenza di una seconda briglia fa supporre che affrontato ad esso vi fosse un altro cavallo. I dati archeologici ci permettono di risalire a un importante momento della storia di Arezzo: l’edificio sembra infatti essere stato riutilizzato come mitreo, il luogo dove veniva praticato il culto di Mitra, una divinità di origine orientale diffusasi a partire dal I sec. d.C. in tutto l’Impero romano. Nelle strutture si possono infatti riconoscere i basamenti dei letti usati dai fedeli per il banchetto rituale in onore del dio. Le piccole are e le offerte votive confermano questa ipotesi. La presenza di un mitreo ad Arezzo ben si inserisce nella situazione culturale, sociale ed economica di questo centro nel II sec. d.C., quando sono conosciute numerose attestazioni di culti orientali, sia in città che nel territorio circostante. Queste espressioni religiose si erano diffuse grazie alla presenza di schiavi e liberti stranieri impiegati nelle rinomate officine di ceramica dal color corallo che avevano resa famosa Arezzo, la Terra Sigillata aretina. Non sappiamo per quanto tempo il mitreo rimase in uso, ma si può ipotizzare, sulla base dei dati di scavo, che sia stato smantellato attorno alla fine del IV-V secolo d.C. Come molti edifici importanti che dovevano trovarsi sul colle di San Donato, la struttura crollò e fu demolita e le parti che la componevano riutilizzate nelle murature dei fabbricati successivi. Nell’alto medioevo vi fu sepolto un guerriero con una lunga spada in ferro. In un muro medievale adiacente all’edificio romano è stata trovata una testa di marmo, riutilizzata come elemento da costruzione, raffigurante un giovane dai folti capelli ricci, un tempo dipinti di giallo a indicare il colore biondo. La testa indossa il caratteristico berretto frigio con la punta ripiegata che contraddistingue anche l’immagine di Mitra. Tuttavia le falde annodate dietro con un fiocco e le caratteristiche del volto ci permettono di riconoscervi Attis, altra divinità orientale connessa ai cicli di morte e rinascita il cui culto veniva talvolta praticato in edifici adiacenti a quelli dedicati a Mitra.

     

     

  3. 1 Edificio con mosaici
  1. Ljudturssummering

    Nella fascia che raccorda il Bastione del Soccorso con il Bastione della Diacciaia è stato messo in luce un edificio di età romana, straordinaria testimonianza dell’antica Arretium conservata a ridosso della struttura difensiva medicea.

    L’edificio sorgeva su un terrazzamento nel lato settentrionale del Colle di San Donato, in posizione di preminenza sul territorio circostante. Dei tre ambienti individuati, quello maggiormente conservato è stato completamente indagato e restaurato tra il 2013 e il 2019 e ha restituito un mosaico di fattura raffinata, decorato da un motivo “a nido d’ape” composto da esagoni delineati con tessere nere su fondo bianco. Nella sua impostazione originaria il vano aveva due aperture contrapposte, una a sud-est con la soglia riccamente decorata da motivi geometrici entro riquadri delimitati da un motivo a treccia, e una verso nord-ovest, della quale conosciamo l’esistenza solo grazie all’osservazione degli strati di intonaco che si sono succeduti durante i rifacimenti dell’ambiente. In un momento forse di poco successivo alla costruzione dell’edificio, l’apertura settentrionale fu chiusa e il vano decorato con pitture parietali di III stile pompeiano, straordinariamente conservate in questa parte di territorio. La decorazione era composta da riquadri geometrici con cornici gialle e bianche che dovevano contenere scenette figurate, come nature morte, scene di caccia o uccelli, alternate a medaglioni ottagonali con al centro testine femminili. Le caratteristiche del mosaico e degli intonaci datano l’edificio attorno al 25-50 d.C. Non sappiamo quale fosse la sua funzione in questo primo periodo; data la posizione nella zona nord della collina di San Donato, in un’area prominente e occupata in età romana da importanti edifici a carattere pubblico, nonché fortemente battuta dai venti, appare poco plausibile che si sia trattato di un’abitazione privata.


    MITREO

    Attorno alla seconda metà del II sec. d.C. il vano centrale fu oggetto di una importante ristrutturazione. Vennero costruite due banchine delimitate da strutture di terra compattata, intonacate, con nicchie simmetriche all’interno delle quali sono state rinvenute, ancora in posto, alcune piccole are per offerte e un piatto colmo di ossa animali. L’intonaco era decorato da pitture: si riconoscono, su un fondo uniforme di colore giallo chiaro, alcuni cespugli dalle foglie appuntite in verde e marrone e, a sinistra della nicchia semicircolare, un cavallo rivolto verso destra, con il muso abbassato nell’atto di abbeverarsi a un piccolo specchio d’acqua azzurro. La presenza di una seconda briglia fa supporre che affrontato ad esso vi fosse un altro cavallo. I dati archeologici ci permettono di risalire a un importante momento della storia di Arezzo: l’edificio sembra infatti essere stato riutilizzato come mitreo, il luogo dove veniva praticato il culto di Mitra, una divinità di origine orientale diffusasi a partire dal I sec. d.C. in tutto l’Impero romano. Nelle strutture si possono infatti riconoscere i basamenti dei letti usati dai fedeli per il banchetto rituale in onore del dio. Le piccole are e le offerte votive confermano questa ipotesi. La presenza di un mitreo ad Arezzo ben si inserisce nella situazione culturale, sociale ed economica di questo centro nel II sec. d.C., quando sono conosciute numerose attestazioni di culti orientali, sia in città che nel territorio circostante. Queste espressioni religiose si erano diffuse grazie alla presenza di schiavi e liberti stranieri impiegati nelle rinomate officine di ceramica dal color corallo che avevano resa famosa Arezzo, la Terra Sigillata aretina. Non sappiamo per quanto tempo il mitreo rimase in uso, ma si può ipotizzare, sulla base dei dati di scavo, che sia stato smantellato attorno alla fine del IV-V secolo d.C. Come molti edifici importanti che dovevano trovarsi sul colle di San Donato, la struttura crollò e fu demolita e le parti che la componevano riutilizzate nelle murature dei fabbricati successivi. Nell’alto medioevo vi fu sepolto un guerriero con una lunga spada in ferro. In un muro medievale adiacente all’edificio romano è stata trovata una testa di marmo, riutilizzata come elemento da costruzione, raffigurante un giovane dai folti capelli ricci, un tempo dipinti di giallo a indicare il colore biondo. La testa indossa il caratteristico berretto frigio con la punta ripiegata che contraddistingue anche l’immagine di Mitra. Tuttavia le falde annodate dietro con un fiocco e le caratteristiche del volto ci permettono di riconoscervi Attis, altra divinità orientale connessa ai cicli di morte e rinascita il cui culto veniva talvolta praticato in edifici adiacenti a quelli dedicati a Mitra.

     

     

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