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La storia dell’Istituto dei Ciechi affonda le sue radici nella prima metà dell’Ottocento, quando Michele Barozzi, già direttore delle Pie Case d'Industria e di Ricovero, venne incaricato della realizzazione a Milano di un “istituto d’educazione per i poveri ciechi”. Nel 1840 l’Ente apriva così le sue porte e da allora non ha mai smesso di svolgere l’attività di ricerca, sostegno e assistenza ai disabili visivi. A Michele Barozzi, che resse l’Istituto fino al 1867, succedettero illustri presidenti e direttori che ne proseguirono l’opera. Fu così che da subito l’Istituto si caratterizzò come un’istituzione moderna e all’avanguardia, in costante contatto con gli istituti per ciechi delle principali nazioni europee, e già a partire dal 1864 adottò il codice Braille. Formulato da Louis Braille intorno al 1829, il metodo di scrittura e lettura con combinazioni di punti in rilievo diede ai non vedenti la possibilità di accedere ai testi e alla scrittura in maniera diretta e autonoma, aprendo loro le porte alla conoscenza e al sapere. L’Istituto compresa la portata rivoluzionaria del nuovo alfabeto, ne promosse la diffusione, dotandosi di un laboratorio tipografico specializzato in pubblicazioni musicali, e sostenendo l’invenzione e il miglioramento di strumenti tiflologici che agevolassero i non vedenti nella scrittura Braille. Accanto all’educazione e alla formazione culturale degli allievi, l’Istituto dei Ciechi fin dai suoi esordi favorì la formazione professionale e l'avviamento al lavoro manuale, ritenendo che il lavoro fosse di estrema importanza non solo per il raggiungimento dell'indipendenza economica e dell'autonomia del non vedente, ma anche fondamentale opportunità di riscatto e d'integrazione sociale. La sede dell’Istituto in via Vivaio risale al 1892 quando venne edificata su disegno dell’architetto Giuseppe Pirovano, che progettò l’edificio ispirandosi al modello dell’Institut National des Jeunes Aveugles di Parigi. La struttura originaria del palazzo, che si è mantenuta ancora oggi, ricalca le necessità educative e sociali della comunità. La centralità attribuita alla musica, che aveva un ruolo fondamentale nell’educazione e nell’attribuzione di un ruolo sociale ai giovani ciechi, determinò le forme architettoniche della costruzione. Al piano terra erano collocati i laboratori e i refettori, al primo piano gli uffici amministrativi, le aule scolastiche e quelle per lo studio della musica; al secondo le camerate. Il grande Salone Barozzi, il cuore dell’edificio, era destinato ad ospitare concerti aperti al pubblico, i saggi degli allievi, conferenze e convegni. Nel 2009 Regione Lombardia assegna il riconoscimento di “Raccolta museale” alla collezione Louis Braille comprendente il patrimonio storico-culturale e artistico dell’Istituto dei Ciechi costituito da centinaia di opere d’arte, dipinti e sculture entrati a far parte della raccolta dell'Ente tramite donazioni e lasciti di benefattori, ausili didattici, libri, documenti storici e fotografie, che nel corso dei secoli ne riflettono l’opera educativa e assistenziale. Il percorso museale – visitabile su prenotazione – ripercorre alcune tappe fondamentali della storia dell’ente dalla sua origine fino ai giorni nostri. La visita inizia dal Salone Barozzi, affrescato dai pittori dell’Accademia Celso Stocchetti e Ferdinando Brambilla, dove è possibile ammirare l’organo monumentale "Balbiani - Vegezzi Bossi", risalente al 1902. Si prosegue poi al primo piano dell’edificio, dove un elegante scalone con balaustra in marmo, conduce alla Sala Stoppani e alla ricca quadreria di benefattori; e infine, si giunge al secondo piano dell’edificio dove sono esposti preziosi strumenti per la lettura e la scrittura in rilievo e in braille nonché altrettanto materiale didattico-pedagogico per non vedenti. Le collezioni degli strumenti musicali e tiflologici introducono il visitatore ai metodi e alle attività didattiche svolte dall’Istituto nel corso della sua storia: l’insegnamento della musica e del codice di scrittura Braille furono infatti da sempre due aspetti fortemente sostenuti dalla direzione dell’Istituto per la loro importanza nella formazione, autonomia e avviamento professionale dei ragazzi non vedenti. La visita si conclude presso l’aula di consultazione dell’Archivio Storico e Fotografico che permette a studiosi e ricercatori di accedere ad una documentazione di inestimabile valore, fonte di notizie e inedite testimonianze non solo per la storia dell’ente, ma anche per la storia dell’arte, della società e della beneficenza milanese.

 

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