Введение

Введение Sala II - Preistoria

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Le prime ricerche sull’isola furono compiute dal medico Ignazio Cerio che attirò l’attenzione della paletnologia ufficiale sulla preistoria dell’isola. Le sue ricerche furono più volte oggetto di dibattito con celebri rappresentanti della ricerca preistorica. Tre furono i siti di sua scoperta: il giacimento paleolitico del Quisisana, l’atelier di taglio neolitico delle Parate e la grotta delle Felci.

Nel 1905, in occasione dell’ampliamento dell’attuale albergo Quisisana, furono rinvenuti ossa di animali ed oggetti di pietra, questi ultimi esposti nelle prime vetrine della sala. Attualmente gli archeologi ritengono che il giacimento risalga a circa 250.000 anni fa, epoca in cui in tutta Europa viveva l’Homo ergaster, la prima specie ominide uscita dall’Africa. Durante il paleolitico Capri era unita alla penisola Sorrentina e uomini ed animali potevano facilmente passare da una parte all’altra del territorio. Nel luogo dove oggi sorge il Quisisana si trovava un piccolo lago formatosi durante il Pleistocene e diviso dal mare solo da una sottile lingua di terra, luogo di sosta per l’uomo e per i tanti animali che qui accorrevano per abbeverarsi. La gran parte degli strumenti in pietra scheggiata rinvenuti sono in selce. Gli strumenti su ciottolo come i bifacciali erano costruiti per la difesa ed il procacciamento del cibo ed utilizzati a mani nude o immanicati in bastoni di legno o di osso.

L’isola, contrariamente al resto della Campania, non ha restituito alcun reperto riferibile né al Paleolitico medio e superiore né al Mesolitico. Al Neolitico risale la scoperta, in località “Le Parate”, di più di un migliaio di oggetti tra nuclei, strumenti ritoccati, percussori, scarti di lavorazione di ossidiana e sopratutto lame. Il sito veniva descritto come "la sola officina scoperta fin qui di arnesi di ossidiana". L’ossidiana proviene in gran parte da Palmarola anche se non vanno esclusi i rapporti con altre aree di estrazione quale Lipari o il Monte Arci in Sardegna. Tale era l'importanza della scoperta che si ipotizzò perfino la presenza di un villaggio in qualche modo in contatto con quei naviganti che in epoca neolitica controllavano il commercio tra Capri, Ischia e l’interno della Penisola.

Al Neolitico risalgono anche i ritrovamenti effettuati nel 1881 a Grotta delle Felci, un riparo sottoroccia, il cui ingresso si apre a circa 100 metri sul livello del mare sul versante orientale del Monte Solaro. La grotta era stata abitata dal Neolitico medio, circa 5000-3000 a.C., alla prima età del Ferro. Risalgono al Neolitico macine con bruciature, ceramica dipinta, ossidiana, oggetti su osso come lisciatoi, punteruoli, aghi, spatole e, testimonianza del senso del sacro, sei ciottoli dipinti con ocra, cinque dei quali in calcare bianco e uno in arenaria. Un ciottolo riproduce una figura antropomorfa di sesso maschile ed un altro riproduce un simbolo sessuale femminile. Nelle piccole grotte situate lungo la parete settentrionale della grotta furono rinvenute sepolture di 14 individui accompagnate da corredo funerario costituito da macine tinte d'ocra, conchiglie, e vasi di ceramica fine o in impasto grossolano.

Il profondo interesse che Ignazio Cerio nutriva per il più lontano passato dell’uomo è testimoniato dalla presenza, nella sua collezione privata, di oggetti provenienti da varie parti del mondo. Sono esposti, tra gli altri, reperti archeologici provenienti da importanti siti preistorici del territorio nazionale; in altri casi si tratta, invece, di oggetti fabbricati da etnie extraeuropee, talvolta accostabili per modo di vivere ai gruppi preistorici.

Il Museo conserva oltre un centinaio di pezzi (in genere frammenti di ossa e denti di vertebrati terrestri), da questi è stato possibile ricostruire l’intero scheletro del cervo nano di Capri, esposto nella sala.

 

 

 

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