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Tur audio Sala III - Archeologia

Nella sala di Archeologia Classica sono esposti tutti i reperti provenienti da Capri, generalmente databili all’inizio dell’Impero Romano, e ceramica magno-greca di provenienza incerta.

Gli intonaci dipinti, i mosaici e i marmi di vario tipo, esposti nelle prime vetrine, decoravano ninfei e ville patrizie. Stucchi bianchi e colorati decoravano le volte degli ambienti termali o ne rivestivano le colonne.

E’ presente ceramica corinzia, prodotta a Corinto tra il VII ed il VI a.C., caratterizzata dal colore chiaro dell’argilla e dalla superficie decorata a figure nere con i particolari incisi e colorati in bianco e rosso.

La ceramica di Egnazia, nata nell’omonima città pugliese nel IV a.C., venne esportata a Roma ed in Etruria o riprodotta da artigiani tarantini immigrati. I vasi erano ricoperti di vernice nera lucida sulla quale erano dipinte in colore bianco-giallognolo scene del mito di Dioniso, decorazioni geometriche o ghirlande vegetali.

Si può ammirare ceramica a figure nere, sviluppata in Attica tra il 570 ed il 520 a.C. Sulla parete del vaso erano dipinte in nero il profilo di figure di argomento mitologico evidenziando i particolari con il graffito e ritocchi in bianco e rosso violaceo. Nel 530 a.C. questa tecnica fu sostituita dalla ceramica a figure rosse. La scena conserva il colore dell’argilla e il resto del vaso è ricoperto di vernice nera. I particolari sono disegnati col pennello. Le figure sono realistiche e le scene raffigurano la vita quotidiana.

La ceramica a vernice nera esposta è caratterizzata da un rivestimento di colore nero brillante, impiegata in particolare per la ceramica fine da mensa del mondo classico e diffusa tra il IV e il I secolo a.C. in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. 

Nel mondo romano la ceramica comune veniva utilizzata nelle attività quotidiane. Come mostrano i vasi ed i balsamari esposti. La ceramica a pareti sottili era una ceramica da mensa utilizzata prevalentemente per bere ed era prodotta in diversi centri del bacino del Mediterraneo occidentale.

Come mostrano alcuni frammenti, la ceramica sigillata italica portava sul fondo dei vasi sigilli con il nome del fabbricante o del proprietario dell’officina, a garantire il prodotto da imitazioni. Centri principali di produzione furono Arezzo e Pozzuoli.

Tra gli oggetti di uso comune vanno ricordate le lucerne, di cui è esposto un vasto campionario. La gran parte di questi oggetti, di cui è ignota la provenienza, deriva da collezioni private della fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Le ricche ville patrizie erano abbellite da suppellettili prodotte in materiali pregiati come marmo e alabastro. Nei santuari o nelle aree adibite a culto gli archeologi hanno rinvenuto testine o rappresentazioni di parti del corpo in terracotta, prodotte a scopo cultuale, come quelle esposte.

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