Tur audio LA CITTA’ DEL BAROCCO
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IL BAROCCO
LECCE come racconta il poeta…..( Enzo Coppone)
……La chiazza….Santa Cruce…..Porta Napuli,
Porta Ruce cu llu corsu e lu Vescuvatu,
li villini….Porta San Biaggiu…San Matteu
e ddha mmienzu nci stI tutta,
strittule e viali,
purtuni stemmati, purtuni scupierti,
balconi ntarziati,
sciardini scusi cu parme e pini
nfacciati, scapeddhisciati su lle curti;
E TANTE, TANTE CHIESE
ESTUTE TE TRINA TE PETRA LECCESE.
Lecce
Qui il barocco che dipinge la pietra, mescola buio e luce fasto e fede.
È roccia tra la roccia, è magia che si trasforma sotto gli occhi man mano che lo sguardo mette a fuoco particolari prima invisibili.
Riccioli dorati, forme leggere che quasi si staccano dalle pareti per venirci incontro.
Nelle piazze, dentro i vicoli, nelle corti, le costellazioni di sculture parlano tra di loro, forse di noi, donne e uomini così uguali e così diversi dai nostri avi.
Nel centro storico il movimento delle vie, l’apertura delle piazzette, l’affaccio delle corti, la disposizione dei loggiati e delle balconate segue l’idea di una città teatro, per apparizioni, per incontri o per smarrimenti.
La luce e il tempo lavorano la pietra delle facciate, delle corti, dei cornicioni dei bassorilievi fiorati che circondano le finestre dei palazzi.
Il trascorrere degli anni e dei secoli si insinua nel ricamo, e a sua volta come hanno fatto un tempo gli scalpellini, disegna, smorza, inombra, sbalza, lima, arrotonda, attenua.
È un movimento che cambia continuamente questa città.
Il barocco leccese è la metafora della gente del Sud, ancorata alla terra dai macigni della storia e che invece di arrendersi, trasforma la pietra che la inchioda in tanti capolavori di bellezza.
Il barocco è ciò che noi siamo, scolpito per sempre nella pietra.
- 1 LA CITTA’ DEL BAROCCO
- 2 COLONNA DI S. ORONZO
- 3 CHIESETTA SAN MARCO
- 4 IL SEDILE
- 5 L’ ANFITEATRO ROMANO
- 6 FONTANA DELL’ARMONIA
- 7 CASTELLO CARLO V
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IL BAROCCO
LECCE come racconta il poeta…..( Enzo Coppone)
……La chiazza….Santa Cruce…..Porta Napuli,
Porta Ruce cu llu corsu e lu Vescuvatu,
li villini….Porta San Biaggiu…San Matteu
e ddha mmienzu nci stI tutta,
strittule e viali,
purtuni stemmati, purtuni scupierti,
balconi ntarziati,
sciardini scusi cu parme e pini
nfacciati, scapeddhisciati su lle curti;
E TANTE, TANTE CHIESE
ESTUTE TE TRINA TE PETRA LECCESE.
Lecce
Qui il barocco che dipinge la pietra, mescola buio e luce fasto e fede.
È roccia tra la roccia, è magia che si trasforma sotto gli occhi man mano che lo sguardo mette a fuoco particolari prima invisibili.
Riccioli dorati, forme leggere che quasi si staccano dalle pareti per venirci incontro.
Nelle piazze, dentro i vicoli, nelle corti, le costellazioni di sculture parlano tra di loro, forse di noi, donne e uomini così uguali e così diversi dai nostri avi.
Nel centro storico il movimento delle vie, l’apertura delle piazzette, l’affaccio delle corti, la disposizione dei loggiati e delle balconate segue l’idea di una città teatro, per apparizioni, per incontri o per smarrimenti.
La luce e il tempo lavorano la pietra delle facciate, delle corti, dei cornicioni dei bassorilievi fiorati che circondano le finestre dei palazzi.
Il trascorrere degli anni e dei secoli si insinua nel ricamo, e a sua volta come hanno fatto un tempo gli scalpellini, disegna, smorza, inombra, sbalza, lima, arrotonda, attenua.
È un movimento che cambia continuamente questa città.
Il barocco leccese è la metafora della gente del Sud, ancorata alla terra dai macigni della storia e che invece di arrendersi, trasforma la pietra che la inchioda in tanti capolavori di bellezza.
Il barocco è ciò che noi siamo, scolpito per sempre nella pietra.
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