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博物馆 Cripta del Peccato Originale

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A pochi km da Matera, lungo l’Appia Antica, in località Pietrapenta, si trova la più antica e suggestiva testimonianza dell’arte rupestre del Mezzogiorno d’Italia: la Cripta del Peccato Originale, una grotta adibita a chiesa intorno al VII secolo d.C. dai monaci benedettini, completamente affrescata dalla sapiente mano del “Pittore dei fiori di Matera”. Riscoperta nel lontano maggio del 1963 da un gruppo di giovani appassionati materani, da ricovero per greggi La Cripta del Peccato Originale è diventata una delle tappe imperdibili nella visita alla Città dei Sassi. Definita la “Cappella Sistina” della pittura parietale rupestre per il ciclo di affreschi raffigurante il tema della Creazione e del Peccato Originale, la Cripta si “offre” in maniera innovativa al visitatore attraverso un percorso audio sostenuto da un intervento “sapiente e discreto” di light design che nel svelare la rilevanza artistica delle sue illustrazioni ne racconta la storia, in un mix di emozioni, spiritualità e cultura.

La zona del materano, si sà, è ricca di grotte e asperità varie causate dalla particolare conformazione del terreno. Ebbene grazie a questa sua caratteristica, intorno al VII secolo d.C., il territorio della zona delle Gravine di Picciano e Matera fu interessato da un grande flusso di monaci provenienti da Oriente, in particolare modo dalla Terra Santa, dovuto alla iconoclastia diffusasi a macchia d'olio in tutto il Mediterraneo. Subito dopo gli anni sessanta in questa zona si è rivelato ai visitatori, in tutto il suo splendore, uno dei luoghi più suggestivi del meridione. Si tratta di una cavità carsica a poca distanza da Matera nota come come Cripta del Peccato Originale o Grotta dei Cento Santi vista la presenza di numerosi Santi raffigurati. La cripta, a strapiombo su una grande roccia dalle pareti scoscese, rappresenta una testimonianza dell’arte rupestre di inestimabile valore, in quanto ricopre un ruolo importante dal punto di vista storico ed artistico grazie agli affreschi di stile longobardo-benedettino presenti al suo interno. 

I monaci infatti trovarono in questi luoghi l’ambiente ideale per la meditazione e per la preghiera. Successivamente la grotta venne usata anche per ricovero per le greggi, poi abbandonata ed oggi divenuta una delle tappe da non perdere per chi visita la Città dei Sassi, grazie al restauro voluto dalla Fondazione Zetema negli Anni Sessanta, che ne ha messo in evidenza l’elevato valore artistico restituendole l’antico splendore. La struttura è composta da un solo vano che presenta tre nicchie absidali sulla parete sinistra. Il complesso pittorico che decora la parete di fondo raffigura episodi del Vecchio Testamento tratti dalla Genesi.

 

 

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