Chiesa di Santo Stefano
Un tempo era noto come Santo Stefano degli appestati in quanto vi furono sepolti 2.500 abitanti della zona morti per la peste.
Sorge ai piedi del Monte Orfano lungo la strada acciottolata che porta al Convento della Santissima Annunciata.
In origine (intorno al V-VI secolo d.C.) era una diaconia (come pure la chiesa di San Donato) per il soccorso dei viandanti che transitavano sulle vie per Milano, Brescia e la Franciacorta.
Queste cappelle erano suffraganee, cioè dipendenti, dall'antichissima pieve di Coccaglio.
Era molto piccola, con una sola navata, identificabile oggi con la navata centrale.
Sulla facciata, a sinistra, vi era un piccolo portichetto utilizzato come riparo anche per gli animali.
Da un documento del 1334 risulta essere la prima parrocchia di Rovato e pare che ciò fosse già verso la metà del tempo longobardo (sec.VII circa).
La chiesa che vediamo oggi è il risultato di una radicale ed omogenea riedificazione avvenuta intorno al 1440-1450.
Mentre la navata alla sinistra di chi entra è divisa da quella centrale per mezzo di una serie di archi, quella di destra è separata da un solo grande arco ed in origine la parete esterna doveva essere realizzata con una sequenza di aperture con cancellate, ora accecate.
Le cancellate ed il grande arco permettevano così di poter pregare e vedere l’interno del tempio anche quando la porta d’ingresso era chiusa.
Era questa una struttura tipica delle chiese da lazzaretto e non è improbabile che il nostro edificio abbia svolto in alcuni periodi anche questa funzione.
Del resto qui sono raccolti i resti delle vittime della peste del 1630, radunati nel cospicuo numero di 2.500 su tutto il territorio rovatese, come ricorda la grande lapide collocata sulla fossa comune.
Gli affreschi presenti sono del quattro-cinquecento.
Nel catino dell’abside domina il solenne Cristo racchiuso in una mandorla circondato dai simboli dei quattro evangelisti.
In basso, divise da colonne, le scene della predica di Santo Stefano, del suo martirio (attribuite a Liberale da Verona, 1445-1530), della crocifissione di Gesù e dell’ultima cena, attribuita, quest’ultima, a Vincenzo Foppa (Bagnolo Mella, 1427c.- 1515c.).
La citazione architettonica sullo sfondo dell’affresco “la lapidazione” è considerata un riferimento al castello di Rovato.
Il centro della devozione è, da molti secoli, un’affresco della Madonna che siede ieratica in trono con il Bambin divino sopra un ginocchio, mentre una mano posata sull’altro ginocchio tiene un fiore.
Attorno a questo affresco è stata costruita nel tempo una bella cappella.
In questa chiesa San Carlo Borromeo consacrò al sacerdozio il cugino Federico (il Cardinale citato dal Manzoni nei Promessi Sposi).
In anni più recenti si segnala:
1836 si formò un muro di sostegno a sud della chiesa, in occasione dell’allargamento della strada verso il Monte Orfano;
1864 la costruzione della rampa di facciata;
1874 consistenti interventi sulla facciata;
Il 16 febbraio 1912 il ministero della Pubblica Istruzione dichiara la Chiesa “monumento nazionale”;
Il 19 settembre 1948 avviene la solenne incoronazione pontificia della Madonna di Santo Stefano;
Il 18 maggio 1958 un quadro della Madonna di Santo Stefano, copia dell’originale, varca l’oceano e giunge in Australia dono alla nutrita comunità rovatese stanziatasi nella zona di Halifax.
Ora la sacra effige è custodita nella vicina chiesa di Lucinda.
Esisteva un'organo antico certamente prima del 1876 anno in cui fu sostituito con uno più nuovo realizzato dalla ditta Rossini di Bergamo.
Quest'ultimo fu montato sulla controfacciata adattandolo alla vecchia cassa; nell'occasione la porta d'ingresso fu dotata di bussola con capitelli costruita da B.Rivetti.
Più volte oggetto di interventi di restauro fu definitivamente rimosso durante i lavori del 1943.
Nella parte più antica della chiesa, che ha affreschi del 1400, è il sepolcro della famiglia Bonvicini.
Nel novembre 1965, sulla torre campanaria, viene installato l’attuale orologio opera della ditta rovatese Cav. Giovanni Frassoni.
Nelle vicinanze di questa chiesa, seguendo la strada sterrata che costeggia a nord il monte Orfano si giunge dove, un tempo, era il poligono di tiro a tutti noto come “Bersaglio”.
Fu realizzato 1891 dalla “Società del tiro a segno” inaugurata il 13 aprile 1862 da Giuseppe Garibaldi in persona.
Di questa “struttura” non rimangono che pochi cumuli di pietre.
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