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  1. Audio-Tour Zusammenfassung
  2. Audio-Tour Zusammenfassung

    CASTELSECCO

    L’altura di Castelsecco si eleva di fronte al colle di San Donato, a circa tre chilometri a sud-est della città, a 424 m. slm.

    L’area era sede di un importante complesso monumentale sorto nel II sec. a.C., costituito da due templi e un teatro eretto su un ampio terrazzamento, sostenuto da un colossale muro a contrafforti.

    Dal colle si domina una delle principali vie di comunicazione tra la valle dell’Arno e quella del Chiana da un lato, la valle del Tevere ed il territorio umbro dall’altro. L’insieme, ben visibile dalla città antica, costituiva una formidabile punto di controllo del territorio; ritenuto nel passato di volta in volta sede del nucleo più antico di Arezzo, dell’acropoli della città, di costruzioni romane, dello stanziamento delle legioni romane, nella seconda metà dell’Ottocento fu oggetto di scavi ed indagini ad opera di Vincenzo Funghini, che documentò le strutture presenti ed illustrò i materiali rinvenuti.

    Dopo brevi saggi eseguiti negli anni ’60 del secolo scorso, si deve a Guglielmo Maetzke alla metà degli anni ’70, con ulteriori approfondimenti nel 1983-84, la sistematica esplorazione dell’area e la prima corretta interpretazione del sito sotto il profilo archeologico.

    L’altura fu frequentata fin dal periodo arcaico ma è solo nel II sec. a.C. che divenne oggetto di un grande intervento di ristrutturazione, con la costruzione del grande complesso santuariale extraurbano in diretto contatto con la comunità cittadina, posto a controllo del contado e delle più importanti direttrici di traffico.

    L’abbinamento di edifici templari e per spettacoli attesta contatti culturali con l’area medio-italica e testimonia la vitalità e l’importanza del ruolo di Arezzo nel panorama dell’Etruria settentrionale.

     
    IL SANTUARIO

    Nel settore settentrionale dell’area si innalza un grande sperone di roccia regolarizzato alla sommità ed integrato da riporti di terra sul lato orientale, identificabile come la piattaforma su cui doveva sorgere un edificio templare di cui restano scarsissime tracce.

    Un rialzo leggermente meno elevato ma più ampio, parallelo, situato a est, fa ipotizzare la probabile presenza di un secondo edificio di culto.

    Il rinvenimento di ex voto in terracotta rappresentanti bambini in fasce attesta la presenza del culto di una divinità femminile legata alla fertilità e alla protezione della maternità.

    Dall’area provengono inoltre due lastre di pietra con le iscrizioni “tinś lut” e “flere” in lettere etrusche.

    Il primo termine indica un’area consacrata dedicata a Tinia (Zeus per i Greci) o, se inteso come un’unica parola, genericamente “area sacra”, mentre “flere” significa “dio” e indica una divinità non nominata, forse la titolare del santuario.

    Queste due mattonelle dovevano fare parte di un’area delimitata e consacrata all’interno dell’imponente santuario, interpretabile forse come un auguraculum, un luogo posto in alto da dove era possibile l’osservazione dei segni del cielo, come i fulmini e il volo degli uccelli, aspetto fondamentale della disciplina religiosa etrusca.

  3. 1 Castelsecco
  1. Audio-Tour Zusammenfassung

    CASTELSECCO

    L’altura di Castelsecco si eleva di fronte al colle di San Donato, a circa tre chilometri a sud-est della città, a 424 m. slm.

    L’area era sede di un importante complesso monumentale sorto nel II sec. a.C., costituito da due templi e un teatro eretto su un ampio terrazzamento, sostenuto da un colossale muro a contrafforti.

    Dal colle si domina una delle principali vie di comunicazione tra la valle dell’Arno e quella del Chiana da un lato, la valle del Tevere ed il territorio umbro dall’altro. L’insieme, ben visibile dalla città antica, costituiva una formidabile punto di controllo del territorio; ritenuto nel passato di volta in volta sede del nucleo più antico di Arezzo, dell’acropoli della città, di costruzioni romane, dello stanziamento delle legioni romane, nella seconda metà dell’Ottocento fu oggetto di scavi ed indagini ad opera di Vincenzo Funghini, che documentò le strutture presenti ed illustrò i materiali rinvenuti.

    Dopo brevi saggi eseguiti negli anni ’60 del secolo scorso, si deve a Guglielmo Maetzke alla metà degli anni ’70, con ulteriori approfondimenti nel 1983-84, la sistematica esplorazione dell’area e la prima corretta interpretazione del sito sotto il profilo archeologico.

    L’altura fu frequentata fin dal periodo arcaico ma è solo nel II sec. a.C. che divenne oggetto di un grande intervento di ristrutturazione, con la costruzione del grande complesso santuariale extraurbano in diretto contatto con la comunità cittadina, posto a controllo del contado e delle più importanti direttrici di traffico.

    L’abbinamento di edifici templari e per spettacoli attesta contatti culturali con l’area medio-italica e testimonia la vitalità e l’importanza del ruolo di Arezzo nel panorama dell’Etruria settentrionale.

     
    IL SANTUARIO

    Nel settore settentrionale dell’area si innalza un grande sperone di roccia regolarizzato alla sommità ed integrato da riporti di terra sul lato orientale, identificabile come la piattaforma su cui doveva sorgere un edificio templare di cui restano scarsissime tracce.

    Un rialzo leggermente meno elevato ma più ampio, parallelo, situato a est, fa ipotizzare la probabile presenza di un secondo edificio di culto.

    Il rinvenimento di ex voto in terracotta rappresentanti bambini in fasce attesta la presenza del culto di una divinità femminile legata alla fertilità e alla protezione della maternità.

    Dall’area provengono inoltre due lastre di pietra con le iscrizioni “tinś lut” e “flere” in lettere etrusche.

    Il primo termine indica un’area consacrata dedicata a Tinia (Zeus per i Greci) o, se inteso come un’unica parola, genericamente “area sacra”, mentre “flere” significa “dio” e indica una divinità non nominata, forse la titolare del santuario.

    Queste due mattonelle dovevano fare parte di un’area delimitata e consacrata all’interno dell’imponente santuario, interpretabile forse come un auguraculum, un luogo posto in alto da dove era possibile l’osservazione dei segni del cielo, come i fulmini e il volo degli uccelli, aspetto fondamentale della disciplina religiosa etrusca.

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