Provincia di Salerno

La Provincia di Salerno possiede un vasto patrimonio culturale: musei archeologici, della ceramica, arti applicate, monumenti e biblioteche.
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Una terra crocevia di popoli e culture
Proporre un itinerario nella provincia di Salerno esplicativo delle innumerevoli suggestioni di arte e di natura è un compito veramente difficile e, per certi versi, insormontabile: così, attraverso i beni archeologici, storico-monumentali e naturali, se ne propone uno che illustra realtà anche meno note ma capaci ugualmente di restituire l’immagine di un territorio che è stato da sempre cerniera di diverse etnie e culture. Iniziando dal capoluogo, la Salerno ben nota nel panorama medievale europeo per la sua Scuola medica, i codici miniati e gli avori, la prima tappa non può che essere il Duomo, dedicato all’evangelista San Matteo, seguito dal complesso di San Pietro a Corte con la Cappella Palatina della reggia del principe longobardo. Il Teatro comunale “G. Verdi”, nato all’indomani dell’unità d’Italia, ha il sipario raffigurante La difesa di Salerno dai Saraceni dipinto da Domenico Morelli. L’itinerario storico-archeologico muove dall’Area Archeologica di Fratte, per conoscere una importante realtà preromana, per proseguire nel Museo Archeologico Provinciale istituito nel 1927 e definitivamente allestito dal 1964, e quindi il Castello Medievale, che a 300 m. s.l.m. domina la città. Una visita alla Pinacoteca Provinciale può essere seguita dalla Biblioteca Provinciale di Salerno, fondata nel 1843 e dunque più antica biblioteca provinciale d’Italia. L’itinerario continua sulla “divina” costiera amalfitana, entrata nel panorama del viaggio europeo nell’Ottocento, le cui presenze straniere vedono a inizio Novecento uno straordinario incremento e ancora la costiera cilentana, il cui interno sperimenta recentemente nuove tipologie di accoglienza turistica legate al cosiddetto “turismo alternativo”. Dal Museo Provinciale della Ceramica a Raito di Vietri sul Mare nella Villa Guariglia, annessa al patrimonio della Provincia di Salerno nel 1970 grazie al lascito testamentario dell’ambasciatore Guariglia, l’itinerario si può spostare nell’agro nocerino-sarnese, che vede momenti di grande rilevanza architettonica, come gli episodi catalani di Angri e il Battistero di Santa Maria Maggiore di Nocera Superiore, e il Museo Archeologico Provinciale dell'Agro Nocerino. Da Nocera, lungo la strada regia vicereale si raggiunge Cava dei Tirreni, con la famosa Badia della SS. Trinità. Nella valle dell’Irno, l’importanza del fiume alimentò la fiorente attività tessile dell’Ottocento, mentre a Baronissi, le cosiddette “Catacombe” di Sava, comprendono i resti di una grande villa romana poi utilizzati in età paleocristiana. Dopo Mercato San Severino, con il castello più grande dell’Italia meridionale, Olevano con gli affreschi della grotta di San Michele, e ancora Eboli, con un Museo Archeologico e Contursi famosa per le sue risorse idro-termali, e Oliveto Citra, nell’alta Valle del Sele, con il bel Museo nel Castello, giungiamo al Vallo di Diano, una grande valle contornata da colline (con Caggiano, Polla, Atena Lucana, Sant’Angelo a Fasanella, Sala Consilina, Padula, Teggiano), valle al cui ingresso è Buccino, l’antica Volcei. Nel Museo Archeologico della Lucania Occidentale nella Certosa di Padula è accolta un'ampia documentazione dalla protostoria all'età romana del Vallo di Diano. Dopo Roscigno vecchia, abbandonata per l’aggravarsi di una paleofrana, e Roccagloriosa, con una articolata area archeologica e il Museo di Morigerati, che restituisce la saggezza della civiltà contadina, percorrendo il Cilento non ci si può sottrarre al fascino del ricordo dell’itinerario di Hemingway, in una terra che geograficamente richiama le coste greche da cui giunsero i fondatori delle colonie magno-greche. Dopo l’importante cattedrale di Policastro, Capo Palinuro suscita l’immediato ricordo del virgiliano nocchiero di Enea, e Velia, l’antica Elea sede della importante scuola filosofica di Parmenide e Zenone, si annuncia da lontano con il castello nato sull’antica acropoli. La provincia di Salerno è entrata negli itinerari dei viaggiatori stranieri con l’interesse per la civiltà magno-greca e la riscoperta dei templi di Paestum, dove Goethe provava “sbigottimento”; focalizziamo lo sguardo nel Museo sulle lastre dipinte della Tomba del Tuffatore. Infine, non si può non cogliere l’occasione di rivisitare attraverso la ricca e variegata gastronomia aspetti delle diverse culture che si sono avvicendate su questa terra, dalla “colatura” di Cetara, un succo ambrato da un lungo processo di spremitura del pesce, erede dell’antico garum romano, ai famosi pomodori San Marzano e agli “sponzilli” di Corbara nell’agro nocerino, conditi con l’olio degli argentei uliveti del Cilento, alla celebrata mozzarella di bufala della piana picentina e pestana: cibi della ormai consolidata cucina mediterranea, e, tutto sommato, anche leggeri, ma che eventualmente possono essere smaltiti con l’aiuto dall’ormai celebre limoncello, il liquore dai grappoli gialli dei profumatissimi agrumi sulla costiera amalfitana.