Polo Museale del Molise

Il Museo nazionale di Castello Pandone rappresenta il monumento identitario, per eccellenza, della città di Venafro.
Siga-nos

Storia del castello

Il nucleo più antico del castello è una struttura megalitica, i cui resti sono visibili alla base del mastio longobardo. Lo sviluppo del complesso fortificato si ebbe nella seconda metà del X secolo.
Con l’avvento dei Normanni, il castello e il borgo subirono ingenti danni per opera delle truppe di re Ruggero II d’Altavilla.
Nel periodo angioino furono realizzati il fossato e le tre grandi torri circolari a base troncoconica. Nel 1443, con gli Aragonesi, il castello passò alla famiglia Pandone. Enrico Pandone convertì l’edificio in una residenza di rappresentanza di altissimo livello, modificandone anche l’assetto economico produttivo.
Nel XVII secolo il castello, dopo essere stato della famiglia vicereale dei Lannoy, passò ai Peretti-Savelli, familiari di Sisto V, e nel secolo successivo alla potente famiglia dei di Capua.

 

Il percorso di visita

1. Il piano nobile. I cavalli di Enrico Pandone.

Enrico trasformò il castello in una dimora signorile e fece affrescare ogni ambiente del piano nobile con la raffigurazione dei suoi cavalli, gli stalloni delle scuderie reali, che egli stesso allevava. La decorazione con il ciclo di cavalli di Enrico Pandone, visibile nel piano nobile del castello, per la sua unicità, offre un percorso interessante sotto diversi punti di vista: per la tecnica esecutiva, ossia intonaco a rilievo affrescato e per la probabile provenienza napoletana della bottega incaricata dell’impresa. Ogni esemplare presenta: il monogramma del conte Enrico, una H circoscritta, il morso del cavallo illusionistico, appeso ad un chiodo e una didascalia che indica il nome del cavallo, la razza, l’età e i destinatari, per lo più nobili italiani. Le iscrizioni permettono di capire la fitta rete di relazioni sociali del conte Enrico. Di particolare rilievo è il cavallo regalato all’imperatore Carlo V. Successivamente la famiglia Lannoy ridecorò il castello, cercando di cancellare la memoria della decaduta famiglia Pandone. Nel salone di rappresentanza, la sala più ampia del piano, si legge bene la successione spazio-temporale degli affreschi delle varie epoche. Molti sono gli schizzi, i disegni, le caricature e le iscrizioni come quelle del salone centrale o anche la conta delle giornate lavorative, che oggi si leggono sugli strati preparatori della decorazione pittorica in parte rimossa a damnatio memoriae del conte Enrico.

2. Il Museo nazionale del Molise di Castello Pandone.

Il Museo nazionale di Castello Pandone espone opere d’arte provenienti da chiese e collezioni molisane. Accanto a queste sono inserite nel percorso museale opere provenienti dai depositi dei Musei di Capodimonte e San Martino di Napoli, della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma e del Palazzo Reale di Caserta. Il percorso è concepito come una linea del tempo, che partendo dalle testimonianze pittoriche provenienti da Santa Maria delle Monache di Isernia, risalenti al VII secolo, giunge all’inizio del XX secolo con le xilografie, le fotografie e gli acquerelli raffiguranti il territorio molisano della Collezione Musa, donata dagli eredi.
Si possono ammirare esemplari eccezionali di scultura, statuaria e oreficeria dei secoli XIV e XV provenienti da diverse chiese molisane, quali il Polittico della Passione in alabastro della Chiesa dell’Annunziata di Venafro, il Cristo ligneo della Chiesa di San Giorgio di Campobasso e la Madonna con Bambino della Chiesa di Santa Maria della Strada di Matrice (CB).
Seguono opere provenienti dalle chiese di Venafro quali l’Assunzione della Vergine della scuola di Teodoro d’Errico, le opere pittoriche del XVI e XVII secolo e la statua processionale della Madonna del Rosario con abito in broccato d’oro di finissima sartoria napoletana. Di particolare importanza è la Collezione Giuliani, acquistata dallo Stato nel 1990 e oggi esposta a rotazione nelle sale del museo. È costituita da 700 disegni circa, di cui oltre la metà acquerellati e da circa 330 stampe, italiane e tedesche, dei secoli XVI-XVIII.