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Audio tourArea Archeologica di Romanzesu – Villaggio Santuario Nuragico

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  1. Sommario Auditour
  2. Sommario Auditour

    Ci troviamo nel cuore di un vasto altopiano granitico, ad un‘altitudine di circa 775 metri, nel comune di Bitti (NUORO); un territorio attualmente caratterizzato da un’estrema rarefazione dell’insediamento umano, ma che al contrario, nel lungo periodo compreso tra la media età del bronzo (XVII-XV secolo. a.C.) e l’età tardo imperiale romana (IV-V secolo D.C.), è stato interessato da un popolamento articolato e diffuso capillarmente. Si tenga presente che per la sola epoca nuragica (XVII-VIII secolo a.C.), in un raggio di appena 3 km dal sito di Romanzesu, sono documentati archeologicamente altri sette abitati.

    La prima notizia relativa al complesso nuragico di Romanzesu è costituita da una breve nota descrittiva redatta dal Taramelli nel 1919 in occasione del primo danneggiamento arrecato alle strutture del tempio a pozzo; soltanto in anni relativamente recenti, tuttavia, è iniziata la ricerca archeologica nel sito.

    Sette campagne di scavo effettuate tra l’estate del 1988 ed il gennaio del 2001, sotto la direzione scientifica della competente Soprintendenza, hanno permesso l’esplorazione di una piccola porzione dell’area (circa 3500 mq) rispetto alla totalità della superficie archeologica conservata, valutabile approssimativamente in 4-5 ettari di estensione.

    Alcuni fattori negativi impediscono un’approfondita conoscenza del sito archeologico: in particolare l’esiguità della superficie riportata in luce, la distruttiva attività di scassi abusivi precedenti gli scavi ufficiali e la mancanza di una pubblicazione organica delle campagne di scavo. Tuttavia, già in questa fase preliminare della ricerca, emerge chiaramente come Romanzesu, con la sua ricchezza di soluzioni architettoniche appaia come uno dei più suggestivi e particolari complessi monumentali prodotti dalla civiltà nuragica nel suo millenario percorso.

    Accanto ad imponenti edifici a carattere sacro convivono strutture di riunione e abitazioni dalla planimetria insolita, con una grande varietà sia nella forma che nelle dimensioni delle strutture. Romanzesu costituisce senza dubbio uno dei più affascinanti esempi di centro cerimoniale nuragico, di villaggio santuario federale dotato di un vasto ambito territoriale di riferimento.

    E’ questa una condizione privilegiata limitata a pochissimi casi noti nella Sardegna di epoca nuragica (Santa Cristina di Paulilatino, Santa Vittoria di Serri, Gremanu di Fonni, ecc.). Al pari degli altri villaggi-santuario rappresenta un punto nevralgico per quanto riguarda tutte le relazioni umane della società nuragica, luogo centrale dove attorno all’aspetto religioso, cerimoniale, si coagula tutta una serie di attività economiche collaterali. Il santuario diventa meta di pellegrinaggio; qui convergono periodicamente almeno delle rappresentanze delle altre comunità di villaggio distribuite nel territorio di pertinenza.

    E’ lo spazio posto sotto l’egida delle divinità nuragiche universalmente condivise e riconosciute, luogo ideale dove porre fine a controversie, contrarre alleanze, prendere decisioni importanti per la comunità. Il santuario nuragico si configura come potente, vitale attrattore di ricchezze (offerte votive individuali e comunitarie) e di potere, tanto che oggi la comunità scientifica comincia a parlare di un’ “Età dei villaggi-santuario” che a partire dal XII secolo. a.C. (e fino alla prima età del Ferro) segnerebbe nell’isola una profonda riorganizzazione degli assetti territoriali e politico-economici di epoca precedente.

    Secondo un’impostazione tradizionale i grandi villaggi santuario della Sardegna nuragica venivano interpretati come il risultato di una radicale trasformazione di un più antico e originario semplice abitato. Una recentissima teoria, al contrario, fa riferimento alla possibilità che in alcuni casi possano rappresentare fondazioni ex-novo di un centro cerimoniale specializzato, sorto attraverso una pianificata collaborazione di tutte le comunità di villaggio del territorio che poi farà riferimento a quel particolare santuario federale.

    Gli edifici di Romanzesu finora riportati in luce, alcuni dei quali unici nel loro genere, comprendono: un tempio a pozzo con annessa area cerimoniale a gradoni, un recinto cultuale con probabile percorso labirintico, due templi a megaron, un imponente tempio rettangolare, probabile heroon, capanne di varia tipologia e cinque grandi strutture circolari con sedile perimetrale, interpretabili come capanne delle riunioni.

    Un terzo tempio a megaron è stato individuato ma non ancora scavato. Tutti gli edifici sono stati realizzati impiegando pressoché esclusivamente il granito locale. In base ai dati ad ora disponibili il periodo di massimo splendore del villaggio-santuario di Romanzesu sembra collocabile tra X e VIII secolo. a.C. e l’apparente abbandono nella prima metà del VII sec. a. C.; ancora da chiarire infine il momento della fondazione del complesso nuragico.

  3. 1 BREVE INTRODUZIONE ALLA CIVILTA’ NURAGICA
  4. 2 Il Labirinto Nuragico
  5. 3 Capanna a pianta ovale
  6. 4 Tempio Megaron A
  7. 5 Capanna a settori
  8. 6 Capanna delle riunioni con nicchie
  9. 7 Pozzo sacro
  10. 8 Vascone Cerimoniale
  11. 9 Capanna delle riunioni con focolare
  12. 10 Heroon - La Tomba dell' Eroe
  13. 11 Tempio Megaron B
  14. 12 L' Alimentazione nell' Età Nuragica
  1. Sommario Auditour

    Ci troviamo nel cuore di un vasto altopiano granitico, ad un‘altitudine di circa 775 metri, nel comune di Bitti (NUORO); un territorio attualmente caratterizzato da un’estrema rarefazione dell’insediamento umano, ma che al contrario, nel lungo periodo compreso tra la media età del bronzo (XVII-XV secolo. a.C.) e l’età tardo imperiale romana (IV-V secolo D.C.), è stato interessato da un popolamento articolato e diffuso capillarmente. Si tenga presente che per la sola epoca nuragica (XVII-VIII secolo a.C.), in un raggio di appena 3 km dal sito di Romanzesu, sono documentati archeologicamente altri sette abitati.

    La prima notizia relativa al complesso nuragico di Romanzesu è costituita da una breve nota descrittiva redatta dal Taramelli nel 1919 in occasione del primo danneggiamento arrecato alle strutture del tempio a pozzo; soltanto in anni relativamente recenti, tuttavia, è iniziata la ricerca archeologica nel sito.

    Sette campagne di scavo effettuate tra l’estate del 1988 ed il gennaio del 2001, sotto la direzione scientifica della competente Soprintendenza, hanno permesso l’esplorazione di una piccola porzione dell’area (circa 3500 mq) rispetto alla totalità della superficie archeologica conservata, valutabile approssimativamente in 4-5 ettari di estensione.

    Alcuni fattori negativi impediscono un’approfondita conoscenza del sito archeologico: in particolare l’esiguità della superficie riportata in luce, la distruttiva attività di scassi abusivi precedenti gli scavi ufficiali e la mancanza di una pubblicazione organica delle campagne di scavo. Tuttavia, già in questa fase preliminare della ricerca, emerge chiaramente come Romanzesu, con la sua ricchezza di soluzioni architettoniche appaia come uno dei più suggestivi e particolari complessi monumentali prodotti dalla civiltà nuragica nel suo millenario percorso.

    Accanto ad imponenti edifici a carattere sacro convivono strutture di riunione e abitazioni dalla planimetria insolita, con una grande varietà sia nella forma che nelle dimensioni delle strutture. Romanzesu costituisce senza dubbio uno dei più affascinanti esempi di centro cerimoniale nuragico, di villaggio santuario federale dotato di un vasto ambito territoriale di riferimento.

    E’ questa una condizione privilegiata limitata a pochissimi casi noti nella Sardegna di epoca nuragica (Santa Cristina di Paulilatino, Santa Vittoria di Serri, Gremanu di Fonni, ecc.). Al pari degli altri villaggi-santuario rappresenta un punto nevralgico per quanto riguarda tutte le relazioni umane della società nuragica, luogo centrale dove attorno all’aspetto religioso, cerimoniale, si coagula tutta una serie di attività economiche collaterali. Il santuario diventa meta di pellegrinaggio; qui convergono periodicamente almeno delle rappresentanze delle altre comunità di villaggio distribuite nel territorio di pertinenza.

    E’ lo spazio posto sotto l’egida delle divinità nuragiche universalmente condivise e riconosciute, luogo ideale dove porre fine a controversie, contrarre alleanze, prendere decisioni importanti per la comunità. Il santuario nuragico si configura come potente, vitale attrattore di ricchezze (offerte votive individuali e comunitarie) e di potere, tanto che oggi la comunità scientifica comincia a parlare di un’ “Età dei villaggi-santuario” che a partire dal XII secolo. a.C. (e fino alla prima età del Ferro) segnerebbe nell’isola una profonda riorganizzazione degli assetti territoriali e politico-economici di epoca precedente.

    Secondo un’impostazione tradizionale i grandi villaggi santuario della Sardegna nuragica venivano interpretati come il risultato di una radicale trasformazione di un più antico e originario semplice abitato. Una recentissima teoria, al contrario, fa riferimento alla possibilità che in alcuni casi possano rappresentare fondazioni ex-novo di un centro cerimoniale specializzato, sorto attraverso una pianificata collaborazione di tutte le comunità di villaggio del territorio che poi farà riferimento a quel particolare santuario federale.

    Gli edifici di Romanzesu finora riportati in luce, alcuni dei quali unici nel loro genere, comprendono: un tempio a pozzo con annessa area cerimoniale a gradoni, un recinto cultuale con probabile percorso labirintico, due templi a megaron, un imponente tempio rettangolare, probabile heroon, capanne di varia tipologia e cinque grandi strutture circolari con sedile perimetrale, interpretabili come capanne delle riunioni.

    Un terzo tempio a megaron è stato individuato ma non ancora scavato. Tutti gli edifici sono stati realizzati impiegando pressoché esclusivamente il granito locale. In base ai dati ad ora disponibili il periodo di massimo splendore del villaggio-santuario di Romanzesu sembra collocabile tra X e VIII secolo. a.C. e l’apparente abbandono nella prima metà del VII sec. a. C.; ancora da chiarire infine il momento della fondazione del complesso nuragico.

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  • angena

    5 out of 5 rating 02-10-2019

    Bellissimo sito. Da visitare!

  • S

    5 out of 5 rating 02-07-2019

    Bellissimo sito archeologico dell' età Nuragica, da visitare assolutamente !!!

  • Salvatore

    5 out of 5 rating 02-07-2019

    Bellissimo sito archeologico dell' età Nuragica, da visitare assolutamente !!!

  • Salvatore

    5 out of 5 rating 02-04-2019

    ottima app !!!!