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MuseoCastello Arechi

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Il castello si eleva in cima al monte Bonadies dominando dall’alto la città di Salerno. Anche se rinvenimenti monetali attestano la frequentazione della collina già nel III-II sec. a.C., il primo impianto costruttivo risale al VI sec. d.C., nel corso della guerra greco-gotica, quando ad opera del generale greco Narsete fu fatto edificare un castrum. Resti della fortificazione bizantina sono riconoscibili in alcuni tratti di muratura in opera quadrata realizzata con grandi blocchi di tufo e nell’impianto primitivo della turris maior. A pianta rettangolare, la torre era costruita su cinque o sei livelli, con funzione di controllo del porto sottostante e dei percorsi che avrebbero potuto facilmente condurre a Nuceria Alfaterna, nodo vitale per l’economia della pianura vesuviana. Nell’VIII secolo Arechi II fece del castello il vertice nord di un sistema difensivo triangolare, le cui mura calavano lungo i pendii del colle Bonadies cingendo tutta l’antica Salernum fino al mare: il circuito murario fu rinforzato dal principe longobardo, il cui intervento sul castello fu praticamente inesistente. La posizione sul monte Bonadies offriva buone possibilità difensive; il castello infatti non capitolò mai e durante l’assedio di Roberto il Guiscardo, nel 1077, gli occupanti patteggiarono la resa per fame. I Normanni non apportarono modifiche alla turris maior, ma sopraelevarono i salienti murari e realizzarono un ampliamento verso sud con la costruzione di un loggiato di cui rimangono alcuni piloni inglobati nella massa muraria realizzata per la sistemazione delle cannoniere del secolo XVI. A loro si deve la costruzione della torre detta “la Bastiglia” su di uno sperone roccioso a nord del castello: la sua edificazione risponde alla necessità di controllare i movimenti non direttamente visibili dal castello. Nonostante Federico II abbia incluso la turris maior fra le fortificazioni da riparare, il periodo svevo è poco documentato archeologicamente. Maggiori modifiche apportarono gli Angioini, che aggiunsero corpi di fabbrica e cisterne; costruirono alcune cortine, munite di saettiere (sottili feritoie verticali da cui i difensori potevano scoccare frecce) al di sotto delle quali vennero successivamente istallate delle fuciliere ancora visibili; agli stessi si deve la costruzione di un balneum e di un sistema termale che utilizzava le numerose cisterne individuate. Le vicende che hanno caratterizzato il dominio angioino sono documentate da carte d’archivio della cancelleria angioina e aragonese. Nel 1274 vengono segnalate urgenti opere di riparazione. I rinvenimenti in ceramica e vetro sono numerosi e di elevata qualità, a testimonianza che il castello aveva anche funzione abitativa. Le ultime ristrutturazioni della fase angioina risalgono al 1299. Con gli Aragonesi il castello raggiunse il massimo sviluppo. Vennero costruiti i grandi corpi di fabbrica visibili oggi a est della cosiddetta piazza d’armi. Maioliche napoletane, fiorentine e terraglie prodotte nella vicina Vietri sul Mare attestano che il complesso non fu lasciato solo ai soldati di guardia, ma che vi soggiornarono signori di un certo rango. Gli ambienti sulla destra dell’ingresso appartengono all’età moderna, quando ormai il castello aveva perduto la funzione difensiva ed era utilizzato dai principi Sanseverino, feudatari di Salerno, come residenza temporanea. Tra il 1547 e il 1564 un viaggiatore inglese, Thomas Hoby, fu accolto dai principi che vi soggiornavano d’estate. Nella descrizione della sua venuta da Cava, Hoby specifica di aver raggiunto il castello solo arrampicandosi lungo le rocce: non era stata infatti ancora costruita la strada che oggi unisce Vietri a Salerno. Nel dicembre del 1960 l’immobile è stato acquistato dalla Provincia di Salerno.
Nel Museo del castello sono esposti reperti dagli scavi eseguiti sul sito: si tratta di ceramiche, vetri, oggetti metallici e monete.
Documentata da circa quattrocento frammenti è la ceramica decorata a “bande rosse” databile dal VII-VIII al XIII secolo e oltre, caratterizzata da una decorazione con strette spirali o larghe fasce che descrivono archi consecutivi. Ulteriore classe ceramica largamente attestata è la spiral ware databile tra il XII e il XIII secolo. Al XIII secolo si data l’introduzione della ceramica protomaiolica caratterizzata dal rivestimento utilizzato: lo smalto. I rinvenimenti del castello mostrano numerose ciotole carenate con pareti svasate e piede ad anello. Le brocche e i boccali presentano decorazioni naturalistiche di ispirazione zoomorfa o geometrica con l’impiego dei due colori fondamentali, il verde e il bruno. Tra la metà del XIV e l’inizio del XV secolo è da ascriversi un gruppo di reperti di ceramica graffita: la decorazione veniva effettuata “graffiando” la superficie con una punta sottile o piatta.
Crediti:
Testi di Matilde Romito con la collaborazione di Silvia Pacifico
Italiano – voce Dott.ssa Matilde Romito - Editing audio Associazione Culturale Prisma

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