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MuseoPinacoteca Provinciale

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Riguardo il museo

Con l’istituzione del Museo Provinciale di Salerno, nel 1927, Antonio Marzullo, primo direttore, intraprese altre fruttuose raccolte anche in ambiti non specificamente archeologici, destinate a divenire i nuclei iniziali, storici, di altri Musei: furono molto spesso veri e propri salvataggi, come nel caso del Polittico di Buccino, il 14 agosto 1928. L’opera è la prima documentata del giovane Andrea Sabatini, pittore salernitano che lavorò con Raffaello nelle Stanze del Vaticano: il Polittico di Buccino gli fu commissionato nel gennaio del 1512. Ancora da Buccino provengono due tavole, S. Giovanni Evangelista e Santa monaca, opere dell’ultimo decennio del Cinquecento. Al 1460-’70 si data il Trittico dal monastero della Piantanova di Salerno, attribuito al “Maestro dell’Incoronazione di Eboli”. Il secolo XVII è rappresentato da dipinti come “Il sacrificio di Isacco”, nei modi di Francesco Guarino, “Salomè con la testa del Battista” vicino alle opere del Battistello.
La Pinacoteca Provinciale nasce dunque grazie al recupero, sull’intero territorio salernitano, tra il suddetto 1927 e il 1938, cioè prima della parentesi bellica, di opere databili dal XV al XVIII secolo, cui si sono nel tempo aggiunti altri dipinti tramite acquisti o lasciti. E’ così presente anche un ragguardevole nucleo ottocentesco, dalla scuola “di Posillipo” agli artisti salernitani che sul passaggio di secolo connotarono una produzione che ha recentemente ricevuto un più corretto inquadramento. A proposito degli artisti salernitani tra Ottocento e Novecento, è interessante un documento emerso dalla revisione degli Atti dell’Archivio Storico dei Musei Provinciali del 1932: i dipinti erano per la più gran parte derivanti da acquisti effettuati dal 1927 in poi, dopo che il 2 ottobre 1927 era stata inaugurata, nelle Scuole Occidentali Barra, la Prima Mostra fra Artisti del Salernitano. La Commissione Reale della Provincia di Salerno aveva acquistato, con deliberazione del 21/11/1927, dunque all’indomani della chiusura della Mostra, 22 opere. Con nuovo atto deliberativo del 14/6/1928 erano stati assicurati al patrimonio della Provincia due sculture, una in bronzo, “Gemito” di Arturo Beraglia, e una in marmo, “Femina” di Diomede Patroni e il dipinto “Case vecchie” di Pasquale Avallone. Con successivi atti dal 1928 al 1932 si comprarono altre 12 opere;sono ricordate le altre occasioni d’acquisto, come per esempio, la II Mostra Salernitana d’Arte del 1933 (11 quadri ), la Mostra della Tavoletta nell’aprile del 1934 (6 quadri).
A questo che può considerarsi il nucleo storico della Pinacoteca, bisogna aggiungere la Collezione Pinto che fece parte della donazione di un piano dell’omonimo Palazzo antico salernitano.
Il restauro ha fornito l’occasione per una catalogazione che ha tenuto conto di precedenti numerazioni e degli elementi legati all’acquisizione al patrimonio della Provincia di Salerno. Si sono così “riscavate” varie opere: mi riferisco ad uno olio su tela del 1905 firmato da Pasquale Avallone, con raffigurazione di “Donna al cassettone”, di grandi dimensioni, un “Masaniello” di Raffaele Tafuri, intorno al 1885-’86, e un altro paesaggio di Antonio Ferrigno.
La sede è il già citato storico Palazzo Pinto, nel centro antico di Salerno. Nel 1974 Venturino Panebianco diceva: “così essendo rimasta ancora al primo piano del Palazzo della Provincia buona parte della Pinacoteca provinciale, si è opportunamente divisato di assicurarle una sede decorosa al secondo piano del vetusto Palazzo Pinto, in via Mercanti. In tal modo, sarà possibile realizzare l’auspicata destinazione di tale edificio a Palazzo della Cultura, nel cuore dell’antico centro urbano salernitano, potendovi convenientemente sistemare altri servizi ed uffici d’interesse storico-culturale”.
La raccolta pittorica era infatti nel Palazzo della Provincia dal 1950. Ma la prima organica esposizione risaliva già a metà degli anni Trenta quando Marzullo inserì nelle sale del Museo Provinciale di Salerno un gruppo scelto di opere. La corrispondenza del tempo indica infatti nell’indirizzo “Museo e galleria d’Arte”. La decisione probabilmente è legata anche al frenetico e continuato acquisto di dipinti operato dal 1927 in poi. Operazione che oggi consente alla Pinacoteca Provinciale di Salerno una ampia panoramica, da Teodoro Duclère e Gabriele Smargiassi agli artisti vissuti tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento, i già ricordati salernitani Raffaele Tafuri, Pasquale Avallone, Gaetano Esposito, i maioresi Gaetano Capone, Antonio Ferrigno, Manfredi Nicoletti, Luigi Paolillo, che stanno ricevendo in questi ultimi anni un più giusto riconoscimento a livello nazionale. Un apposito spazio è destinato ad una “Sezione degli artisti stranieri”, di particolare valenza in una provincia come quella salernitana che dal Cilento alla Costiera amalfitana è stata da sempre meta del “Grand Tour”.
Testi:
Matilde Romito con la collaborazione di Silvia Pacifico. Voce: Matilde Romito.

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  • viaggiatore

    5 out of 5 rating 03-19-2016

    molto inter essante, grazie!

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