I pavimenti degli anni 30
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Un capitolo a parte meritano i pavimenti che, più di ogni altro elemento di rivestimento interno, hanno rischiato di essere completamente estromessi dalla risistemazione dell’appartamento. Mentre quest’ultimo diveniva sede della ditta che operava nell’intero immobile, circostanze impreviste compensarono la parziale perdita dei pavimenti. Il desiderio di ammodernamento che spinse altri proprietari del palazzo a sbarazzarsi dei pavimenti originari permise il costituirsi in loco di una cospicua quantità di numerosi brani pavimentali di svariati decori, ma sempre pertinenti a quel granigliato cementizio che dall’inizio del XX secolo aveva cominciato a prendere piede, soppiantando i più antichi pavimenti maiolicati ma desumendone le tipologie decorative.
Con precise finalità di tesaurizzazione furono invece incamerati i pavimenti, di medesima epoca e genere, dal primo piano di palazzo Pinto dove iniziavano i lavori per la realizzazione della Pinacoteca. L’attenzione posta nello stacco ne consentì il pieno recupero e così altri inserti pavimentali, che sarebbero stati accantonati, furono disponibili.
Con precise finalità di tesaurizzazione furono invece incamerati i pavimenti, di medesima epoca e genere, dal primo piano di palazzo Pinto dove iniziavano i lavori per la realizzazione della Pinacoteca. L’attenzione posta nello stacco ne consentì il pieno recupero e così altri inserti pavimentali, che sarebbero stati accantonati, furono disponibili.
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