Le mura di fortificazione di Capo Soprano
“A Cesare quel che è di Cesare!” Beh, sì, mi avete capito!
Nel senso che dal rinvenimento di queste superbe mura nella contrada Caposoprano è scattata la molla che ha portato la Sicilia ad essere il teatro felice della ricerca archeologica della nazione!
Da quel febbraio del 1948, infatti, data del rinvenimento delle mura da parte di un modesto contadino, la ricerca scientifica non si è più fermata, e da ogni parte del mondo accademico internazionale si è riversata l’onda entusiastica della ricerca.
Allo scavo di esse, alle mura che dovevano cingere questo versante occidentale della collina gelese, hanno partecipato i più grandi archeologi del tempo, Pietro Griffo, il rumeno Dinu Adamesteanu, Piero Orlandini…: dopo Paolo Orsi, furono i più grandi scavatori di Gela del secolo scorso!
Che spettacolare vista potrete ammirare da questo belvedere! Il mare scintillante, la spiaggia dorata…
Alle mie spalle, quale meraviglia la visione panoramica delle mura! Quei grossi ed eleganti blocchi di pietra arenaria sormontati da filari di mattoni crudi (scorgo diversi colori tra essi, sicuramente dovuti a varie fasi di intervento nel corso della loro storia): una doppia tecnica finora mai vista in altre parti del mondo antico!
Si deve al condottiero corinzio Timoleonte la sua costruzione, quasi quattrocento anni prima di Cristo? Secondo i più sarebbe proprio così, ma non manca chi attribuisca la parte con i blocchi ad un’epoca precedente, datando all’età di Timoleonte solo la parte in mattoni.
Certo, in questo modo la costruzione sarebbe stata più veloce e a poco costo (la pietra è cara, e le cave di pietra erano piuttosto lontane).
E si doveva fare presto, il Cartaginese avrebbe attaccato all’improvviso! E si doveva impedire alla sabbia, che da sempre soffia dal mare sottostante, di coprire tutto quanto!
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