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AudioguíaPercorso Rwanda

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Rwanda il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati, per mano dell’esercito regolare e delle milizie paramilitari. Il movente ideologico fondamentale è l’odio razziale verso la minoranza tutsi, che aveva costituito l’élite sociale e culturale del Paese.

Gli ultrà dell’Hutu Power diffondono una lista di 1.500 persone da uccidere per prime. Entrano in azione i miliziani, che istituiscono barriere stradali: al controllo dei documenti le persone che hanno sulla carta d’identità l’appartenenza all’etnia tutsi vengono massacrate a colpi di machete. La radio coordina le operazioni, dà notizie ed esulta per le azioni più spettacolari, invita i tutsi a presentarsi alle barriere per essere uccisi. I miliziani uccidono con armi da fuoco, ma soprattutto con machete, asce, lance, mazze chiodate. Per i tutsi non esistono luoghi sicuri: anche le chiese vengono violate.

In aprile gli europei vengono evacuati da Kigali e l’ONU decide di ritirare il contingente di pace. Rimangono solo pochi Caschi Blu, che assistono impotenti al massacro che si consuma davanti ai loro occhi, mentre il loro comandante, il generale Romeo Dallaire, chiede invano rinforzi.

In soli 100 giorni perdono la vita circa un milione di persone. Lo sterminio termina con la vittoria militare del Fronte patriottico rwandese, espressione della diaspora tutsi.

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