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Audio tour1 La storia del Museo Gemmellaro

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La storia del museo geologico dell’Università di Palermo inizia con la nascita della Regia Accademia degli Studi, istituita nel 1779 dal re Ferdinando I di Borbone, trasformata in Regia Università degli Studi nel 1805. Al suo interno venne allestito un  Gabinetto di Scienze Naturali ove sono conservate le collezioni di rocce e fossili raccolte dall’Abate Giovanni Cancilla.

Nel 1819 venne chiamato all’insegnamento della Storia Naturale l’abate Francesco Ferrara al quale venne anche affidato il compito di curare il Gabinetto di Storia Naturale e di Mineralogia.

Nel 1843 fu chiamato come conservatore del Museo Pietro Calcara, uno studioso apprezzato che diede un notevole sviluppo alle conoscenze malacologiche, sia viventi sia fossili, e lasciò interessanti studi fisico-biologici sulle isole minori siciliane. Calcara si occupò del materiale del museo riordinando le collezioni presenti.

Nel 1860, con la venuta a Palermo di Gaetano Giorgio Gemmellaro (1832-1904), chiamato a ricoprire la cattedra di Geologia e Mineralogia nella Facoltà di Scienze Fisiche e Matematiche, viene fondato il Museo Geologico che in breve diventerà una delle più prestigiose istituzioni museali della città di Palermo e uno tra i principali musei geologici e paleontologici europei.

Utilizzando accortamente un lascito del Conte Airoldi, Gemmellaro poté arricchire il Museo di numerose collezioni, frutto di intelligenti acquisti. A queste si affiancarono le collezioni che andava formando grazie anche alla sua infaticabile opera di studioso e di ricercatore. Dopo un iniziale interesse verso lo studio dei vertebrati fossili pleistocenici, Gemmellaro orienterà i suoi interessi scientifici verso lo studio degli invertebrati fossili del Paleozoico e del Mesozoico, diventando, in breve tempo, uno dei principali esperti mondiali delle Ammoniti.

A lui si deve, tra l’altro, la scoperta e lo studio dell’eccezionale sito fossilifero della Valle del Sosio, risalente al Permiano (compreso tra 300 e 250 milioni di anni fa) dal quale proviene una ricchissima collezione di fossili; questa scoperta rappresenta il coronamento della sua attività di ricerca scientifica.

Il museo, ospitato fin dalla sua costituzione nel locali di via Maqueda, nel corso del ventesimo secolo fu colpito da una serie di vicissitudini che lo dannegiarono in parte (il terremoto del 1941, gli intensi bombardamenti anglo-americani durante la seconda guerra mondiale e un allagamento verificatosi in seguito ad un violento nubifragio).

Nel 1956 la chiamata a Palermo di Giuliano Ruggieri (1919-2002), a ricoprire la cattedra di geologia, sembra un segnale per la piena rinascita dal museo. Ruggieri, infatti, è uno studioso di notevole spessore i cui interessi di ricerca spaziano dalla geologia e paleontologia del Neogene alla stratigrafia del Quaternario. In breve, con l’aiuto del conservatore Giuseppe Buccheri il museo si arricchisce di ulteriori reperti di grande valore scientifico.

Ma nel 1965, per far fronte alle esigenze di spazio per la collocazione delle nuove segreterie studenti, l’Istituto di Geologia venne trasferito in fatiscenti e angusti locali in corso Calatafimi e i reperti del museo vennero frettolosamente imballati in casse accatastate in depositi di fortuna. Lo splendido salone espositivo venne smontato e gli arredi in gran parte distrutti.

Con il trasferimento dell’Istituto di Geologia nella sede di corso Tukory 131, avvenuto nel 1970, e con la nomina nel 1975 di Enzo Burgio a conservatore del museo, si gettano le basi per una sua rinascita. Infatti l’intero piano terra dell’edificio di corso Tukory viene destinato al museo.

Enzo Burgio paleontologo di grande spessore, affronta questo incarico con il rigore dello scienziato e con l’entusiasmo del cultore appassionato. Il suo lavoro di ricerca ha prodotto nuove e prestigiose acquisizioni come lo scheletro completo di donna  risalente a circa 14.000 anni fa, resti fossili di tartarughe terresti, mammiferi fra cui la specie nuova Lutra trinacriae e il calco encefalico naturale in travertino di Elephas falconeri.

Con il fattivo contributo del direttore Ruggeri e del personale dell’Istituto, nel 1985, il Museo riapre i battenti con la mostra: I Fossili di Sicilia.

Il Museo viene intitolato al suo fondatore, Gaetano Giorgio Gemmellaro, quasi a volerne  sottolineare la rinascita.

Nel 1987, con l’istituzione del Dipartimento di Geologia e Geodesia, il museo viene a costituire una sezione al suo interno e successivamente dal 2010, a seguito della riorganizzazione dipartimentale dell’Università di Palermo, esso diviene una sezione del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare.

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